Archivio

oggi
gennaio 2009
--- 2008 ---
--- 2007 ---

Contatore

visited *loading* times

Amici

Ambra
Clelia
Cristina
Damiano
Gian
Lu
Mattia
Rebe
sabato, 03 gennaio 2009

Erasmus

Electric Blue i Norge

Dall'8 gennaio me ne vado per un po' in Norvegia. Non so se e quando starò dietro al blog di là, ma l'intenzione c'è. E finchè io sono là, anche il blog si trasferisce. Arrivederci ^^
postato da: puolukka alle ore 22:55 | link | commenti (5)
categorie: dettagli
mercoledì, 31 dicembre 2008

two thousand eight

Ormai il blog lo tengo solo per questo genere di cavolate da blog. Però è bello, è bello per quando mi rileggo. Anche perchè quest'anno è stato diverso. Era ormai davvero da un po' che non avevo l'impulso di voltare pagina il 31 dicembre, staccare a morsi il calendario dal muro per appendere qualcosa di più pulito e innocente. Quest'anno no, e la cosa un po' mi stupisce. Su Facebook un sacco dei miei amici hanno mandato calorosamente a quel paese il 2008 e io stranamente non mi sento di fare lo stesso. E sottolineo stranamente. Promosso, il 2008. Non a pieni voti, ma ampiamente sopra la sufficienza. E per ampiamente diciamo che un sette all'otto ci sta tutto. E non mi so nemmeno spiegare il perché, ed è tutto qui il bello. Il 2008, a differenza dei due anni precedenti (perché il 2005 era stato un anno stupendo, non c'è storia), ha avuto il merito di vedermi terribilmente rilassata. Beh, a parte i primi due mesi, che sono poi quelli che abbassano la media. Il 2008 era iniziato male, molto male. Un giorno mi sono svegliata e mi sono ritrovata lo stesso problema che aveva reso il 2007 uno schifo. Credevo di essere guarita e invece no, ecco di nuovo tutto che stava tornando, tutto che si stava ripetendo, e la paura, e il fastidio. E stavolta ho giocato un'altra carta nel chiedere aiuto, e ho fatto una mossa vincente. In preda all'entusiasmo dell'essere guarita, stavolta davvero, ho deciso che mi sarei anche tolta lo sfizio di laurearmi a luglio. Tutto sarebbe dipeso dalla sessione invernale e ho fatto in modo di levarmi il grosso degli esami in quell'occasione. Non avevo previsto, però, che ci sarebbe stato un ostacolo da superare. Un ostacolo grosso, una paura che mi ha reso difficili le partenze dalla Polonia tutte le volte che ci sono stata negli ultimi anni, quando tutte le volte temevo che l'arrivederci alla mia bisnonna sarebbe stato un addio. Sarebbe dovuto succedere, ed è successo quest'anno: durante la mia sessione di esami decisiva mia nonna è morta. Quell'addio mascherato da arrivederci non ci sarebbe stato mai più. Lei non ci sarebbe stata mai più. Ho dato lo stesso gli esami che mi ero programmata, ne ho dati due lo stesso giorno pur di liberarmi per il funerale, e due giorni dopo ero in Polonia per quell'addio che non ci siamo mai dette da vive. Non è vissuta abbastanza per diventare trisnonna, per quanto contasse su di me perché ciò succedesse. Però la promessa di laurearmi a luglio non l'ho tradita. Il funerale è stato il grande spartiacque del 2008, il simbolo che ha rappresentato davvero l'intenzione di voltare pagina più di quanto il 31 dicembre 2007 non aveva fatto. Ho affogato nell'alcool tutto il dolore che il mio corpo mi aveva dato nel corso del 2007 e ancora in quel maledettissimo gennaio e tutta la frustrazione per aver perso una persona che per colpa della distanza non avevo potuto esplorare e conoscere come avrei voluto. Mi vergogno come una ladra ad ammetterlo, ma ho portato il mio corpo al limite, cosa che non avevo mai fatto. E l'alcool, tutto quell'alcool, mi ha aiutata finalmente a piangere. E a voltare pagina, una volta per tutte. Non ne vado fiera, anzi è stato piuttosto ridicolo, ma devo ammettere che ha avuto gli effetti catartici che inconsciamente cercavo. E simbolicamente ha dato il colpo di grazia alle mie personali disgrazie.
Tornata in Italia ero una persona nuova, pronta a cominciare veramente a realizzare i propri progetti. Ho fatto domanda erasmus e un benedetto giorno di aprile ho ottenuto un posto all'università di Oslo per sei mesi. Ho iniziato a lavorare alla tesi con una professoressa meravigliosa e alla fine l'ho veramente discussa a luglio. Volevo queste due cose, e le ho ottenute. E ci sono stati momenti in cui mi sono veramente sentita felice e serena, sesnazioni che non avevo provato da un po'. Ecco, questo è stato il 2008: un anno cominciato male che poi però si è rilassato in una forma di splendida serenità. E forse la serenità non è esattamente quello che si dovrebbe prefissare una ragazza della mia età, ma dopo la frustrazione che ho provato nel corso del 2007 e quel colpo di grazia che la morte della mia bisnonna ha significato, non avrei potuto desiderare altro per rendere questo 2008 un anno bello. Un anno buono.
postato da: puolukka alle ore 21:37 | link | commenti
categorie: dettagli
mercoledì, 24 dicembre 2008

Natale in ansia

Ieri la consapevolezza che sto per andare in erasmus mi è caduta addosso. Devastante. Ieri mi sono resa conto veramente di quello che sto per fare. Perché ieri sono iniziate, in un certo senso, "le feste", e l'erasmus era sempre stato registrato nella mia testa come una cosa che succede dopo le feste. Eccole, le feste. Quindi il prossimo passo è l'erasmus, questo sconosciuto. Insomma, ormai è più di un anno che dico che lo voglio fare, ed è dal 2 aprile che mi è stato assegnato il posto a Oslo, quindi sono *mesi* che lo ripeto a destra e a manca.
"Ah, vai in erasmus? Che bello, dove?".
Cioè, ho perso il conto delle persone che mi hanno fatto questa domanda. Alla cui risposta, puntualmente, faceva seguito:
"In Norvegia? Bellissima la Norvegia!!".
Già.

E adesso sono arrivate le feste e io sono in preda a un'ansia da animale braccato. Una roba tipo quella che avevo provato qualche notte prima della laurea, quando il mio io esteriore diceva "Io sono tranquillissima" però poi di notte non prendevo sonno. Bugiarda.

"Sei mesi? E sei agitata?"
"No, io no, io sono contenta. Papà è quello più agitato."
Eccole, le battute successive. Mai una volta che il copione cambiasse di una virgola. Mai che le domande mi venissero fatte in ordine diverso. Che so, "Quanto stai via? Ma dov'è che vai? Ah, ma in erasmus?". Ecco, se mi capiterà di conoscere una persona che sta per partire in erasmus credo proprio che quando me lo comunicherà e finiremo per parlarne, le domande di rito gliele farò in quest'ordine. Mi farò la figura della cretina, ma almeno per un attimo avrò smorzato la sua frustrazione nel sentirsi dire sempre le stesse cose nello stesso ordine. Dopo un po' uno si sente come uno di quegli attori che ogni sera a Londra replicano Trappola per topi di Agatha Christie. (Cioè, questi poveri cristi secondo me sul libretto degli assegni si firmano Mollie o Christopher Wren, perché dopo un po' te ne autoconvinci. E non è che lo fanno apposta.)
E poi sempre 'sta cosa che quello più agitato è papà. Ma sì, nascondiamoci dietro a quelli più grossi.

La prima lista delle cose da non dimenticare l'ho stilata mesi fa, credo in uno dei deliri di nullafacenza post lauream. Così come sono mesi che nella mia testa regolarmente si materializza il pensiero "Come farò a far stare tre mesi della mia vita in una valigia di 20 chili?" (io sono famosa per la quantità di bagagli che riesco a portarmi appresso quando devo anche solo passare una notte fuori e a Condove in casa di amici, figuriamoci). Insomma, è dal 2 aprile che sono *tranquillissima* ma sono in realtà in preda a paranoie non da poco. Però da ieri di più. Perché se nei mesi precedenti tutto questo mio personalissimo casino si stava svolgendo nel mio subconscio in un minestrone di sensazioni stile magma primordiale, ieri tutta quella roba è venuta fuori e ora sono qua che arranco nelle mie pauuure. Perché non posso sopportare l'idea di dimenticare qualcosa. E non posso sopportare l'idea che se non avessi due cellulari, un computer e una reflex con tre obiettivi avrei più spazio per le altre cose importanti.

E così mi passerò questo Natale. In ansia.
Ti prego Gesù Bambino, anche se ho già scartato quasi tutti i regali e domani mangerò il salame di renna dell'Ikea, in barba a quanto mi stanno criticando tutti per questa mia pessima condotta natalizia, portami un po' di serenità o di questo passo la persona che scenderà all'aeroporto di Gardermoen la sera dell'8 gennaio sarà un fascio di nervi e tossine.
postato da: puolukka alle ore 14:54 | link | commenti (1)
categorie: dettagli
giovedì, 16 ottobre 2008

Baricco reloaded

"Figlia, perché balli da sola sulla pista deserta di questa notte mancata, in mezzo a uomini già spariti e sospiri immaginari? Che tempo conta il tuo cuore malato di lentezza e presunzione, per arrivare sempre all'ora inutile? Non aspetteranno ancora il tuo splendore, e la mia fierezza morirà di stenti. Sia clemente il castigo, per tanto spreco. E accorto l'angelo che veglia sulle nostre solitudini."

(A. Baricco - Questa storia)

Non cito il libro direttamente, ma il mio diario cartaceo, quello iniziato più di un anno fa e con ancora più pagine bianche che pagine scritte. Questo passaggio l'ho annotato circa un anno fa: il padre che vede la figlia unica ballare da sola.

Quelle pagine bianche mi confortano terribilmente.
Nove giorni ai ventidue anni.

Mi dispiace, papà.
XD
postato da: puolukka alle ore 20:42 | link | commenti
categorie: contaminazioni
sabato, 30 agosto 2008

Maledetto autunno

Voglia di stringersi e poi
vino bianco, fiori e vecchie canzoni
e si rideva di noi
che imbroglio era
maledetta primavera.
Che resta di un sogno erotico se
al risveglio è diventato un poeta
se a mani vuote di te
non so più fare
come se non fosse amore
se per errore
chiudo gli occhi e penso a te.
(...)
Che resta dentro di me
di carezze che non toccano il cuore
stelle una sola ce n'è
che mi può dare
la misura di un amore
se per errore
chiudi gli occhi e pensi a me.
(...)
Lasciami fare
come se non fosse amore
ma per errore
chiudi gli occhi e pensa a me
.

(Loretta Goggi - Maledetta Primavera)


Pura poesia al femminile. Se c'è una cosa che adoro dell'essere diventata adulta è poter finalmente capire cosa volevano dire quelle canzoni che avevano fatto da sottofondo nell'infanzia.

Anche perché da bambini mica si patiscono le mezze stagioni, cosa vuoi capire.
postato da: puolukka alle ore 14:12 | link | commenti
categorie: contaminazioni
martedì, 19 agosto 2008

L'estate stordita

E' la prima estate che non leggo nessun libro. Oddio proprio nessuno nessuno no, qualcosa ho leggiucchiato. E' che nella mia vita l'estate era sinonimo di letture folli. Quest'anno no. Sarà che con una laurea in Letteratura mi sento alquanto appagata da quanto ho letto durante l'università. Non leggo e ho i neuroni fuori posto. Si sono sempre tenuti per mano, ora sembra che si siano separati e mi auguro che a metà settembre tornino insieme. Sono il ritratto della storditezza, più del solito, molto di più. Forse dovrei preoccuparmene, ma nella mia ingenuità non me ne curo e basta. L'altro giorno commentavo la foto del gatto di un'amica e sono riuscita a definirlo "cane". E finché mi scappa la parola termosifone invece che telecomando ci può ancora stare -fa ridere, ma ci può stare, è il bello della lingua parlata, sono i lapsus. Ma quando mi succede per iscritto, rileggo e invio, allora è grave. Un gatto è un gatto. E quel gatto, giuro, davvero non aveva niente di canino. Sono io che sono scema. Pericolosamente superficiale. Il mio cervello vede un animale domestico e lo etichetta "cane", ecco cosa fa.
Poco fa ho proposto a mia madrina un Montenegro. Tiro fuori i bicchierini e annuncio che però prima vado a fare la pipì. Sono uscita dal bagno dieci minuti dopo e la sola vista dei bicchierini mi ha ricordato che dovevo offrire da bere alla mia ospite. Giuro che mentre ero lì immersa in una lettura sulla tazza io a quel Montenegro non ci ho nemmeno minimamente pensato. (Sì, sulla tazza leggo. Topolino, as always, e poi libri random che porto a random da camera mia e che in quei cinque minuti leggo aprendoli a random. Il libro random di oggi è riuscito a farmi scordare i miei doveri.)
Un paio di mesi fa dovevo andare a vedere Alanis Morissette e per poco non me ne dimenticavo. Mi sono ricordata di dare un'occhiata al calendario il giorno prima per caso, e dire che in condizioni normali io per i concerti ho il countdown biologico, io me lo sento che il concerto si avvicina perché ne ho una voglia così forte da riuscire a tenere il conto dei giorni. Boh, forse ne ho già visti troppi.
E' agosto, e agosto come sempre mi scombina i bioritmi. Per tre quarti della mia vita io ad agosto non ero nemmeno mai italiana. Era il mese in cui papà aveva le ferie e lo si passava tutto in Polonia. Per tre quarti della mia vita io non andavo alle giostre alla festa di paese coi miei amici perché non ero in Italia. Non ero di qua, ero un'altra persona. Ho pochissimi ricordi di agosto legati all'Italia. E poi divento irrequieta perché vorrei che arrivasse settembre - ottobre da quando sono all'università - per poter sfogare l'entusiasmo nei confronti del nuovo anno scolastico - accademico da quando sono all'università. Quest'anno più che altro ho la frustrazione che oscura un po' la mia organizzatissima università, ma sembro essermi fatta una ragione nei confronti dell'assurdità che questo primo anno di specialistica mi propone.
E poi vado in Erasmus. Ho tanta voglia di provare quest'esperienza ma poi mi arrivano notizie di chi è già là e inizio a farmi domande. Da un lato vedo gli esaltati che sono tornati e soffrono, dall'altra vedo i non esaltati abbastanza che sono appena partiti e soffrono. Per la cronaca non mi piace molto nessuna delle due categorie, vediamo in quale delle due andrò involontariamente a finire.
Ho smesso di scrivere qua sopra perché non ho niente da dire. Ultimamente ho iniziato a provare un tale ribrezzo per chi spiattella tutta la sua vita su un blog che (forse inconsiamente) me ne sono tenuta alla larga. O forse è semplicemente scemato l'entusiasmo di quando nel 2005 mi sono aperta un blog in cui raccontare la mia bella vita. Perché farlo, poi ho scoperto quanto sia più interessante raccontarla a voce poche persone per volta. Ecco, forse nel 2005 non avevo persone a cui raccontarmi. Se il motivo è questo, allora adesso posso ritenermi fortunata. Intanto però l'idea del blog dell'Erasmus c'è, e il template pure.
Mi piace l'estate, non sto cercando di dire che non sia così. Però nel frattempo sono successe un paio di cose che hanno ulteriormente allontanato dal mio percorso quelle sensazioni con cui puntualmente d'estate (in agosto!!) venivo a scontrarmi. Tipo dire addio alle persone in Polonia perché potrebbe essere l'ultima volta che ci si vede - eppure sarei così felice di vedere i tuoi figli - ok allora tu aspetta, prima mi laureo, e invece nemmeno la laurea ha aspettato. Ecco, stavolta l'addio tra abbracci e lacrimoni me lo sono risparmiata. C'è ancora il cane che ha 16 anni e che imperterrito continua ad aspettare l'agosto successivo per rivedermi, chissà quanto durerà ancora. Ma al cane non si dice addio. Non così. Quale leggerezza quest'anno!
Poi sto facendo pochissime foto! Io volevo riempire la mia brand new scheda da 2 giga di foto del Baltico e Berlino e Francoforte e Kornel e l'Europa fotografata dal finestrino di una macchina (Dio quanto adoro viaggiare in macchina) ma pure questo mio piccolo sogno non si è realizzato. Che fregatura. Ho attivato l'account a pagamento su flickr pensando, oltre all'Erasmus, a quest'eccitante viaggio coi miei, sì, la vacanza con i genitori, e invece adieu. Che immensa delusione. E cosa dovrei fotografare? Le mosche? Le cartacce per strada? I segnali stradali? Ho preso in antipatia chi lo fa, chi riempie giga su giga di account su siti di hosting per esternare se stesso in fotografie prive di qualsiasi valore. La mercificazione della fotografia, il bisogno di far trasparire chi non si è, il bisogno di rendere invidiabile la realtà che invece agli occhi dello stesso fotografo è assolutamente insignificante. Come i blog che spiattellano ora per ora le vite dei loro autori, raccontati quasi con noia, l'importante è fissare gli eventi e renderli fruibili a quel gran popolo di guardoni che è la Rete. Così quelle foto. Non sono foto, sono istantanee. Gli album delle vacanze del cittadino medio, che non sono mai le diapositive del cittadino fotografo. Non ho voglia di fare istantanee. Le faccio, ma le faccio per me. Per il mio personale album di plastica con la copertina di Titti. Non ho comprato una reflex per questo genere di fotografie. Le foto le faccio, ma non le pubblico. Perché ormai a premere un otturatore sembran buoni tutti. Ma comunicarci anche qualcosa dietro, ecco, in agosto mi riesce difficile. Questo è un po' il motivo per cui negli ultimi mesi la mia pagina deviantart è una desaparecida.

Però ho una bellissima stampante nuova, era troppo per me e forse non era nemmeno il caso, ma è bellissima e ne avevo bisogno e sì, me la sono proprio meritata.
postato da: puolukka alle ore 16:03 | link | commenti (2)
categorie: musings
venerdì, 11 luglio 2008

citazione

"Se ai miei occhi le strade fossero state strade, il cielo un cielo, gli alberi degli alberi, la bistecca una fettina di mucca morta... se quando avessi rotto il mio piatto preferito fossi stata capace di pensare che bastava ricomprarlo... tutto sarebbe stato più semplice.
Così però il mondo avrebbe perso i suoi aspetti misteriosi e interessanti e io non avrei più potuto godere della gioia dell'osservazione, dell'emozione per le scoperte inattese, del piacere per il lavoro, della consapevolezza di essere viva."

-Banana Yoshimoto, Arcobaleno.


Banana Yoshimoto mi deprime tantissimo, ha questa leggerezza sempre e puntualmente con questa leggerezza parla della morte, è allucinante. Però mi piace, perché io altrettanto puntualmente mi imbatto, in ogni suo libro, nella frase giusta, nella frase in cui riconoscermi. "La gioia dell'osservazione", forse è questo che anni fa ha inaugurato il mio rapporto con la macchina fotografica.
postato da: puolukka alle ore 12:46 | link | commenti
categorie: contaminazioni
martedì, 08 luglio 2008

110

Tre anni fa, scrivendo la tesina della maturità, mi ero soffermata su un episodio della vita di Enrico Fermi: Fermi si laureò il 4 luglio 1922, a 21 anni, essendo lui di settembre. Ricordo di aver pensato: "Uao, che figo Fermi che si è laureato prima di compiere i 22 anni".

Il 7 luglio viene prima del 25 ottobre. Ce l'ho fatta anch'io!
postato da: puolukka alle ore 17:32 | link | commenti (6)
categorie: dettagli
sabato, 07 giugno 2008

*_*

Settore A.
Fila numero due.
Posto numero otto.

*_*

Vado a vedere Alanis Morissette. Posti seduti e numerati. Reggia di Venaria. Seconda fila.
(La reflex viene con me, a costo di smontarla e rimontarla dentro XD)
postato da: puolukka alle ore 15:50 | link | commenti (2)
categorie: music
venerdì, 30 maggio 2008

Cantanti

Ho recentemente rivisto un live di Dolores e mi è venuto da pensare a quanto quel concerto a Milano fosse stato pazzesco. Ultimamente la sto odiando, quella donna, perché è ormai evidentissimo quanto se ne sbatta dei fan e della sua bella carriera che era il mio sogno di ragazzina, eppure non sarò mai capace di dire che ha smesso di emozionarmi perché lo fa, l'ha sempre fatto. Il suo concerto di un anno fa è stata una delle cose più belle che mi sono successe nel 2007 e, sarò di parte, ma quella sera aveva tirato fuori una voce di cui, devo ammetterlo, non credevo sapesse più disporre. Io che avevo quasi perso un'amicizia perché avevo difeso una sua pessima esibizione solo perché a me anche stonata aveva fatto emozionare, proprio io, la fangirl in pensione, prima di quel concerto a Milano mi ero messa le mani nei capelli quando avevo sentito un bootleg di Londra, e proprio io ero arrivata a chiedermi sconsolata "Che fine ha fatto il mio idolo?".
Bene, poi l'avevo vista a Milano. Performance impeccabile. Certe canzoni dell'album solista, con live il tocco di due bestie come Mendoza e Patatone Graham, avevano poco da invidiare a tanti gruppi metal che ho visto suonare. La musica era picchiata forte, i suoni erano limpidi, nell'insieme tutto suonava graffiante, scintillante, nuovo. Anche le canzoni dei Cranberries, con tutto il bene che voglio a Noel Ferg e Mike, ci guadagnavano maledettamente. E poi lei. Lei quella sera ha fatto un lavoro impeccabile. Prima del 2003 l'avevo potuta vedere solo una volta, ma allora si sapeva che era una grande. L'anno scorso ero arrivata a metterlo in dubbio molto spesso. E quella sera a Milano con quella sua voce che non ho ancora capito da dove esce aveva scardinato tutti i miei dubbi. Serata grandiosa, cantante grandiosa. A quanto pare nelle altre date qualche schifezza l'aveva combinata, ma a Milano no. A Milano era stata grande. Tutto il concerto era stato grande.
Pensando a questo concerto mi è spontaneamente venuto da ripensare all'ultimo concerto a cui sono stata, anche questo in un certo senso doveva fungere da conferma o smentita. Parlo ovviamente dei Nightwish con la loro nuova formazione. Che io mi fidassi di Tuomas l'ho più volte ripetuto. Che l'aura gotica di Tarja non mi mancasse troppo anche (giuro che c'è gente che l'ha definita così!). Che lo stile rockettaro di Anette mi piaccia da impazzire credo sia risaputo, io a quindici anni volevo essere come Dolores O'Riordan o Alanis Morissette, non mi mettevo il rossetto nero nei miei sogni di ragazzina. L'unico dubbio semmai sorgeva dall'oneroso compito di riuscire a cantare a voce piena quello che Tarja faceva in lirico, e ad Anette questa cosa non sembrava andare sempre bene. Ora, non voglio nemmeno negare l'evidenza e ammetto che sì, Anette effettivamente certe parti le abbassa e concordo assolutamente nel dire che 7 Days sia andata piuttosto male... Ma sul resto non c'è proprio niente da dire! Quella sera tutti gli errori che avevo sentito su Youtube non sono stati fatti! non sarà la divina Tarja, ma quella sera Anette si è rivelata una cantante degna del suo ruolo. In barba a quanto si dicesse, in barba a quanto avessi sentito su internet. Se uno l'avesse dovuta giudicare esclusivamente da quell'esibizione certe cattiverie non sarebbero mai uscite.
E poi penso, ma accidenti, io l'anno scorso sono anche stata a sentire un mostro di bravura qual è Floor Jansen degli After Forever. Davvero, forse tra tutte le cantanti che ascolto io, quella attualmente più preparata tecnicamente, un mostro davvero, l'esempio della perfetta versatilità. Non mi frega tanto del suo gruppo quanto di lei e avevo detto che una volta nella vita l'avrei voluta sentire dal vivo. Beh, l'ho fatto. Mi ha lasciata a bocca aperta, giuro. E... quella sera ha fatto di più. Io non li seguo, io non li avevo mai visti prima, io non so... ma chi l'aveva già sentita non l'aveva mai beccata com'è stata quella sera a Milano. Se già di suo quella donna è fenomenale, quella sera era stata di più e con quella sua voce pazzesca aveva osato cose che di solito in tour non fa. Potrei non andare mai più a vedere gli After Forever perché non daranno mai più così tanto, forse. Beh, io c'ero.
Dunque, ho fatto tre esempi. Ora io non so se è la mia componente fondello che fa sì che i soldi che investo in concerti risultino sempre ben spesi o cosa, ma Dolores doveva fare tenerezza e invece sembrava tornata agli anni d'oro. Anette doveva fare schifo. Sarà, io però ho sentito un'ottima performance da parte sua. E poi beh, Floor... Floor doveva dare una prestazione da 10, e l'ha data da 11.
Sarò anche un'incompetente in materia, ma negare l'evidenza mi sembra stupido. Le tre cantanti di questi tre concerti sono state tutte al di sopra delle mie aspettative. Sarò fortunata io, non so... Ma quella delle serate no mi sembra sempre più una scusa :P
postato da: puolukka alle ore 16:20 | link | commenti
categorie: music